
Lo sceicco Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, il principe ereditario di Abu Dhabi, è in visita ufficiale di due giorni in India, e tra colloqui diretti con il primo ministro Narendra Modi e altri vari incontri, il viaggio assume importanza poiché i due paesi cercano di migliorare le loro relazioni storiche e aumentare la cooperazione in nuove aree. Soprattutto, dimostra l’attività di interconnessione indo-mediterranea tra gli Emirati e New Delhi, nodi cruciali di un concetto geostrategico – l’Indo Mediterraneo, appunto – le cui evoluzioni sono visibili.
“L’India e (gli) Emirati Arabi Uniti condividono legami storicamente stretti e amichevoli. Negli ultimi anni, la partnership strategica globale […] si è approfondita in una vasta gamma di settori tra cui politica, commercio, investimenti, connettività, energia, tecnologia, istruzione e cultura. La visita del principe ereditario rafforzerà ulteriormente le forti relazioni bilaterali tra India e Emirati Arabi Uniti e aprirà vie di partenariato in aree nuove ed emergenti”, ha scritto il ministero degli Esteri indiano, anticipando l’arrivo del leader emiratino, figlio primogenito del presidente Mohammed bin Zayed.
Il principe ereditario di Abu Dhabi è alla sua prima visita ufficiale nel Paese, ma l’India e gli Emirati Arabi Uniti hanno legami effettivamente storici definiti dal commercio marittimo secolare e dalle nuove attività orientate a un futuro condiviso nell’IndoMed. L’India è il secondo partner commerciale degli Emirati Arabi Uniti dopo la Cina. Per l’India, gli Emirati Arabi Uniti sono una delle principali destinazioni di esportazione. Nel 2022, le due nazioni hanno firmato l’Accordo di partenariato economico globale (CEPA) per migliorare il commercio e raggiungere l’obiettivo di 100 miliardi di dollari entro la fine del decennio. “Da allora – spiega First Post – il commercio tra l’India e gli Emirati Arabi Uniti ha toccato massimi storici da 72,9 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2022 a 84,5 miliardi di dollari nel 2023”.
Ma la partnership va oltre il commercio. La diaspora indiana di 3,5 milioni di persone nella nazione del Golfo – il suo più grande gruppo di espatriati – è una “parte integrante della crescita e dello sviluppo” dell’economia e della società degli Emirati Arabi Uniti, per dirla come il ministero degli Affari Esteri di New Delhi. Gli Emirati Arabi Uniti, insieme ad altre nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo, sono tra i principali contributori all’afflusso di rimesse estere dell’India.
Recentemente, le banche centrali dei due paesi hanno anche dato il via libera all’uso delle valute locali (rupie e dirham) per le transazioni transfrontaliere, tra cui scambi, rimesse e flussi di investimento. La popolare Unified Payments Interface (UPI) dell’India è stata collegata al sistema di pagamento istantaneo degli Emirati, Aani, che dovrebbe andare a beneficio degli indiani che vivono nel paese del Golfo. Inoltre, le carte Rupay indiane possono essere utilizzate anche negli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di connessioni tutt’altro che di dettaglio, perché riguardano la quotidianità di migliaia di persone.
Ma c’è di più: la cooperazione in materia di difesa e sicurezza tra i due paesi ha avuto una spinta negli ultimi anni. I legami di difesa si sono evoluti per incorporare l’addestramento, le esercitazioni navali, gli scambi di alto livello e la conduzione di un dialogo annuale sulla difesa. I due stati condivido la preoccupazione comune per la maritime security della regione estesa che va dal Mediterraneo all’Indiano (l’Indo Mediterraneo, appunto).
In quell’area, New Delhi e Abu Dhabi si impegnano in una cooperazione multilaterale. Fanno per esempio parte del Corridoio economico India-Medio Oriente (IMEC) per migliorare la connettività globale, uno dei lineamenti della futura globalizzazione. Ma non solo: con il sostegno dell’India, gli Emirati Arabi Uniti si sono uniti all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) come partner di dialogo lo scorso maggio. Poi c’è l’iniziativa trilaterale India-EAU-Francia, stata lanciata nel 2023, la I2U2 con gli Stati Uniti e Israele e infine l’adesione degli Emirati Arabi Uniti hanno aderito al gruppo BRICS.
Le due nazioni prevedono adesso di espandere i legami tecnologici costruendo infrastrutture digitali, ricerca e sviluppo (R&S) per la sicurezza energetica e il commercio, concentrandosi sull’idrogeno verde e sullo stoccaggio di energia. C’è anche un accordo per lo sviluppo del nucleare civile emiratino grazie al know how e all’esperienza indiana.
Poiché questa è la prima visita ufficiale dello sceicco Khaled in India come principe ereditario, assume ancora più importanza, spiegano i media indiani. La sua partecipazione al forum aziendale di Mumbai evidenzia la crescente partnership commerciale e di investimento tra le due nazioni, ha scritto il Financial Express.
Nell’ottica della macro-geopolitica globale, l’avvicinamento tra Emirati e India è un fattore di estremo interesse. Entrambi i Paesi hanno rapporti privilegiati con l’Occidente, in particolare con gli Stati Uniti, ma soprattutto gli emiratini mantengono anche relazioni efficaci con la Cina – nell’ottica del non-allineamento. Il rafforzamento della partnership con l’India, polo a sé stante del sistema internazionale, è per questo apprezzato a Washington – perché potrebbe significare un parziale sganciamento di Abu Dhabi da Pechino, rivale di New Delhi.
