Latest Posts

IMEC missing link starts construction despite Middle East conflict From Flydubai to Dīn: What the FZ1073 Hijacking Attempt Tells Us US Carrier Surge Flashes War Warning Across Indo-Mediterranean Choke Points MI5’s China warning goes far beyond British universities

L’Iran ha recentemente informato il governo pakistano che intende portare Islamabad davanti a un tribunale arbitrale a Parigi questo mese, per non aver rispettato l’accordo relativo alla costruzione della sua parte di un gasdotto transfrontaliero. Il progetto è in ritardo di oltre 10 anni, principalmente a causa delle preoccupazioni di Islamabad riguardo a possibili sanzioni statunitensi.

Il progetto, nato da un accordo iniziale del 2009, è diventato emblematico delle lotte geopolitiche ed economiche del Pakistan, mostrando come queste possano ostacolare gli interessi nazionali del paese. I sostenitori del gasdotto in Pakistan affermano che potrebbe garantire una fornitura costante di energia, a un costo inferiore rispetto al petrolio importato, per affrontare la cronica carenza energetica. Si prevede infatti che il Pakistan esaurisca le sue riserve di gas entro 12 anni, e secondo l’Iran, il gasdotto potrebbe fornire tra i 750 milioni e 1 miliardo di piedi cubi di gas naturale al giorno.

Mentre l’Iran ha completato la sua parte del gasdotto di 1.100 km nel 2012, il Pakistan non ha ancora iniziato la costruzione dei suoi 780 km. A febbraio, Islamabad si era impegnata a costruire i primi 80 km, ma ancora non ha nemmeno acquisito i terreni necessari. Da tempo, il Pakistan teme di compromettere i rapporti con l’Arabia Saudita, alleato strategico e rivale dell’Iran, oltre ai rischi di sanzioni da parte degli Stati Uniti, un importante partner commerciale e fornitore di aiuti economici, per questo sta rallentando l’opera.

Alcuni timori del Pakistan potrebbero essere diminuiti con l’accordo di riconciliazione tra Arabia Saudita e Iran dell’anno scorso, ma le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono aumentate a causa dell’instabilità in Medio Oriente e ciò non è confortante per Islamabad, già eccessivamente sbilanciata verso Pechino agli occhi di Washington. Questo rende improbabile una deroga alle sanzioni statunitensi, che Islamabad non ha ancora formalmente richiesto. Funzionari statunitensi hanno espresso opposizione al progetto del gasdotto anche quest’anno, avvertendo dei rischi di sanzioni.

Alcuni governi vicini a Washington riescono a fare affari con Teheran senza subire conseguenze negative, come l’India, che sta sviluppando un porto in Iran. Tuttavia, il Pakistan è limitato dal suo status geopolitico ed economico: non può permettersi di compromettere i rapporti con i suoi principali partner, avendo relativamente pochi alleati. Inoltre, la sua scarsa influenza globale significa che difficilmente ottiene concessioni come deroghe alle sanzioni.

Le vulnerabilità economiche del Pakistan lo rendono fortemente dipendente da fonti esterne di finanziamento, come il Fondo Monetario Internazionale, e non può rischiare di compromettere l’accesso a tali risorse. Islamabad per esempio può solo sognare l’autonomia di politica estera di cui gode l’India, un paese centrale sul piano globale, con meno dipendenze economiche, che (visto la status) ha maggiore capacità di muoversi anche nei terreni accidentati della sanzioni.

Queste limitazioni impediscono anche al Pakistan di ottenere finanziamenti esterni per il gasdotto. Il paese ha pochi partner ricchi di capitali disposti a ignorare i rischi di sanzioni statunitensi. La Cina, a causa di preoccupazioni economiche e di sicurezza, è riluttante a fare nuovi investimenti in Pakistan, mentre la Russia, che ha iniziato a vendere petrolio al Pakistan l’anno scorso, affronta problemi economici legati alla sua guerra in Ucraina – e poi non ha interesse nel finanziare un progetto che gli farebbe perdere peso commerciale.

Tuttavia, per il Pakistan, ritirarsi dal progetto comporta rischi elevati. In uno scenario pessimistico, Islamabad potrebbe dover pagare fino a 18 miliardi di dollari per non aver completato il progetto. Nei giorni scorsi, il governo pakistano ha dichiarato che sono in corso negoziati con Teheran per trovare una soluzione praticabile.

In futuro, Islamabad potrebbe tornare a dialogare con Teheran, qualora i timori delle sanzioni statunitensi si riducano. Per ora, il progetto del gasdotto rappresenta una lezione per il Pakistan: non è possibile rafforzare la sicurezza energetica se si intraprendono progetti che superano le proprie capacità, come spiega Michael Kungelman sul suo South Asia Brief. La questione è rilavante perché già in passato Iran e Pakistan hanno sfogato militarmente le tensioni reciproche. Per Teheran, il business potrebbe essere economicamente rilevante – e la Repubblica islamica ha necessità di aumentare le entrate, vista al disastrosa condizione economica in cui è stata condotta dal regime.